Opere anni '70 e '80


Se vi è una figura fuori del tempo, almeno di quel tempo che si misura con l'ossessione quotidiana delle relazioni necessarie, questa è la figura dell'artista schivo ed isolato.

Lucio Brugliera, in questo senso, è pittore legato alla atemporalità, a un vibrare quasi mistico dell'immagine: che infatti, alcuni anni fa, si dispiegava con l'allucinata nettezza del linguaggio simbolistico, e perfino con la rinuncia alle seduzioni di quel tonalismo di cui, giustamente, un critico ha parlato come di una componente di fondo della sua pittura. Una seconda anima di Brugliera, più scopertamente legata agli umori della materia, in una parola più "naturalistica", nel senso che si dà a questa parola quando si parla di artisti della Padania.

E' la luce il legante che consente al pittore la sintesi di cui si è detto. Essa cala immota, immemorabile, sulle "cose" che animano come fantasmi i paesaggi-situazione di Brugliera. A volte s'incastra nella materia, la fa sommuovere, sprigiona bagliori dall'interno, senza che per questo l'immagine venga davvero stravolta. Di qui il suo essere moderno, quel rischiare anche la contraddizione per meglio dar voce a inquietudini segrete, non sempre rattenute all'interno del discorso tonale. Le sue radici culturali sono evidentemente profonde e gli consentono di ricondurre a una precisa dimensione figurale anche il più dilatato tumulto dell'immagine. Pittura di sintesi, quindi, quella che ostinatamente l'artista sperimenta. Un magico insieme di fascinazioni e di tremori, di inquietudini e di contemplazioni che si fissa nell'opera come un segno stranito e vitale, neccessario.

Franco Solmi – critico d'arte 1985

Torna all'indice delle opere